2025 festival Arona 13 giugno
SILENZIARE IL TELEFONO | Silence the smartphone
Curriculum - Artist biography
Matteo Venturini
Italia
Matteo Venturini (Firenze, 1981) è professore di Organo al Conservatorio di Musica “A. Pedrollo” di Vicenza, docente ospite presso l’Accademia “Organistas de México” di Città del Messico, docente presso l’Accademia Internazionale d’Organo “Giuseppe Gherardeschi” di Pistoia e organista titolare della Cattedrale di San Miniato (Pisa).
Ha conseguito cinque diplomi studiando presso i Conservatori di Firenze e Perugia, l’Istituto Pontificio di Musica Sacra di Roma e la Musikhochschule di Friburgo - Germania con i maestri Giovanni Clavorà Braulin (Organo e Composizione Organistica, con lode), Damiano D’Ambrosio (Composizione), Luca Scandali (Diploma Accademico di Secondo Livello in Organo, col massimo dei voti), Theo Flury osb (Post-gradum in Improvvisazione Organistica, con lode) e Klemens Schnorr (Diploma di Concertista in Organo, col massimo dei voti).
Sono copiose e premiate le sue incisioni discografiche, è vincitore di otto concorsi nazionali ed internazionali di esecuzione e svolge attività concertistica in Europa ed America nei maggiori festival organistici.
Matteo Venturini (Florence, 1981) is professor of Organ at the Conservatory of Music “A. Pedrollo” in Vicenza, guest professor at the Academy “Organistas de México” in Mexico City, professor at the International Organ Academy “Giuseppe Gherardeschi” in Pistoia and titular organist of the Cathedral of San Miniato (Pisa).
He obtained five diplomas studying at the Conservatories of Florence and Perugia, the Pontifical Institute of Sacred Music in Rome and the Musikhochschule in Freiburg - Germany with the masters Giovanni Clavorà Braulin (Organ and Organ Composition, with honors), Damiano D’Ambrosio (Composition), Luca Scandali (Second Level Academic Diploma in Organ, with top marks), Theo Flury osb (Post-gradum in Organ Improvisation, with honors) and Klemens Schnorr (Concert Artist Diploma in Organ, with top marks).
His recordings are numerous and awarded, he is the winner of eight national and international competitions of execution and he performs concerts in Europe and America in the major organ festivals.
www.matteoventurini.it
Programma del concerto - Concert program
Matthias Weckmann (1616-1674):
. Præambulum in d
- Fantasia ex d
Johann Gottfried Müthel (1728-1788):
- Herzlich thut mich verlangen
- Fantasia in Fa
Johann Sebastian Bach (1685-1750):
- Sonata in trio IV in mi minore BWV 528
Adagio/Vivace – Andante – Un poc’allegro
- Schmücke dich, o liebe Seele BWV 654
- Fantasia e Fuga in sol minore BWV 542
Testo Divina Commedia - Divina Commedia chaint text
CANTO XXVI° : Ulisse
Canto XXVI, nel quale si tratta de l'ottava bolgia contro a quelli che mettono aguati e danno frodolenti consigli; e in prima sgrida contro a' fiorentini e tacitamente predice del futuro e in persona d'Ulisse e Diomedes pone loro pene. .
Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande
che per mare e per terra batti l'ali,
e per lo 'nferno tuo nome si spande!
Tra li ladron trovai cinque cotali
tuoi cittadini onde mi ven vergogna,
e tu in grande orranza non ne sali.
Ma se presso al mattin del ver si sogna,
tu sentirai, di qua da picciol tempo,
di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna.
E se gia fosse, non saria per tempo.
Cosi foss'ei, da che pur esser dee!
ché più mi gravera, com' più m'attempo.
Noi ci partimmo, e su per le scalee
che n'avea fatto iborni a scender pria,
rimonto 'l duca mio e trasse mee;
e proseguendo la solinga via,
tra le schegge e tra ' rocchi de lo scoglio
lo piè sanza la man non si spedia.
Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio
quando drizzo la mente a ciò ch'io vidi,
e più lo 'ngegno affreno ch'i' non soglio,
perché non corra che virtù nol guidi;
si che, se stella bona o miglior cosa
m'ha dato 'l ben, ch'io stessi nol m'invidi.
Quante 'l villan ch'al poggio si riposa,
nel tempo che colui che 'l mondo schiara
la faccia sua a noi tien meno ascosa,
come la mosca cede a la zanzara,
vede lucciole giù per la vallea,
forse colà dov'e' vendemmia e ara:
di tante fiamme tutta risplendea
l'ottava bolgia, sì com'io m'accorsi
tosto che fui là 've 'l fondo parea.
E qual colui che si vengio con li orsi
vide 'l carro d'Elia al dipartire,
quando i cavalli al cielo erti levorsi,
che nol potea si con li occhi seguire,
ch'el vedesse altro che la fiamma sola,
si come nuvoletta, in sù salire:
tal si move ciascuna per la gola
del fosso, ché nessuna mostra 'l furto,
e ogne fiamma un peccatore invola.
lo stava sovra 'l ponte a veder surto,
si che s'io non avessi un ronchion preso,
caduto sarei giù sanz'esser urto.
E 'l duca, che mi vide tanto atteso,
disse: “Dentro dai fuochi son li spirti;
catun si fascia di quel ch'elli è inceso”.
“Maestro mio”, rispuos'io, “per udirti
son io più certo; ma gia m'era avviso
che cosi fosse, e gia voleva dirti:
chi è 'n quel foco che vien si diviso
di sopra, che par surger de la pira
dov'Eteocle col fratel fu miso?”.
Rispuose a me: “La dentro si martira
Ulisse e Diomede, e cosi insieme
a la vendetta vanno come a l'ira;
e dentro da la lor fiamma si geme
I'agguato del caval che fé la porta
onde usci de' Romani il gentil seme.
Piangevisi entro l'arte per che, morta,
Deidamia ancor si duol d'Achille,
e del Palladio pena vi si porta”.
“S'ei posson dentro da quelle faville
parlar”, diss'io, “maestro, assai ten priego
e ripriego, che 'l priego vaglia mille,
che non mi facci de l'attender niego
fin che la fiamma cornuta qua vegna;
vedi che del disio ver' lei mi piego!”.
Ed elli a me: “La tua preghiera è degna
di molta loda, e io però l'accetto;
ma fa che la tua lingua si sostegna.
Lascia parlare a me, ch'i' ho concetto
ciò che tu vuoi; ch'ei sarebbero schivi,
perch'e' fuor greci, forse del tuo detto”.
Poi che la fiamma fu venuta quivi
dove parve al mio duca tempo e loco,
in questa forma lui parlare audivi:
“O voi che siete due dentro ad un foco,
s'io meritai di voi mentre ch'io vissi,
s'io meritai di voi assai o poco
quando nel mondo li alti versi scrissi,
non vi movete; ma l'un di voi dica
dove, per lui, perduto a morir gissi”.
Lo maggior corno de la fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando,
pur come quella cui vento affatica;
indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori e disse: “Quando
mi diparti' da Circe, che sottrasse
me più d'un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enéa la nomasse,
né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né 'l debito amore
lo qual dovea Penelope far lieta,
vincer potero dentro a me |'ardore
ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;
ma misi me per |'alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
L'un lito e I'altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
e l'altre che quel mare intorno bagna.
lo e ' compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov'Ercule segnò li suoi riguardi
acciò che l'uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l'altra già m'avea lasciata Setta.
"O frati," dissi, "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d'i nostri sensi ch'è del rimanente
non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
Li miei compagni fec'io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de' remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.
Tutte le stelle già de l'altro polo
vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,
che non surgéa fuor del marin suolo.
Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,
quando n'apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avéa alcuna.
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l'acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com'altrui piacque,
infin che 'l mar fu sovra noi richiuso”.
Curriculum Maria Teresa Meardi
Maria Teresa Meardi
Lettrice - Reader
Nel 1985 fonda e coordina insieme a Maura Paracchini l’Associazione culturale “La Corte dei Miracoli” a Varallo Pombia (Novara) occupandosi da allora dell’allestimento e della regia di oltre novanta spettacoli teatrali di autori quali Moliere, Brecht, De Filippo, Campanile, Schnitzler, ecc. accanto ad altri scritti su temi di attualità.
Drammaturga soprattutto nel campo di teatro di prosa anche se scrive e coordina la messa in scena di varie “Operette” per il Coro di Voci Bianche di Arnate, ha lavorato come attrice e regista presso la Compagnia “L’Arcano” di Momo.
Coordina e tiene corsi di formazione attorale per minori, ragazzi, adulti.
Psicoterapeuta professionale, inserisce nel suo lavoro formativo uno sguardo improntato all’attore.
Negli anni è stata in palcoscenico con diversi lavori tra cui “Anna Cappelli” e alcuni monologhi tra cui: “Novecento” “La voce rossa” “Ma la fortuna dei poveri dura poco”.
Negli anni si sperimenta anche come attrice di strada nel Gruppo “I Fuoricorte”, proponendo diversi spettacoli in cui mette in risalto la formazione continua in danza e mimo.
Continua la ricerca teatrale e di ricerca sul personaggio formandosi personalmente come attrice presso il Comteatro di Milano Corsico. Frequenta numerosi seminari e stage di approfondimento con Marco Baliani, Antonio Brugnano, Marzio Paioni, Susanna Baccari, Carlos Maria Alsina.
Partecipa a film e cortometraggi e ha occasione di dare voce ad un programma radiofonico e agli incontri di “Parole & Mote” promossi da Sonata Organi.
PROSSIMO CONCERTO FESTIVAL
Chiesa Collegiata S. Maria
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PROSSIMO CONCERTO SUL TERRITORIO
San Maurizio d’Opaglio – Chiesa parrocchiale di San Maurizio

Organista

